Sono passati 55 anni dall'uscita di The Devils. Per tutto questo tempo sono esistiti i corrotti dalla sua iconoclastia e poi quelli che non l'hanno mai visto. Non hanno mai preso parte alla «grande festa per sadici e pervertiti», né si sono abbandonati ad immagini grottesche e profane dalla liberazione vertiginosa.
Tristemente celebre per la sua difficile reperibilità, è un'opera dall'esperienza talmente incendiaria, polemica ed eretica per quel tempo che la vera possessione finì per consumarsi contro il film stesso. Accolto da una condanna pressoché unanime della critica e da una vera e propria denuncia da parte del Vaticano, suscitò scandalo per l'ultraviolenza, la sessualità sfrenata e i temi antireligiosi, giudicati da molti un pasticcio riprovevole e sacrilego.
Nel 1971, non c'era regista più provocatorio di Ken Russell, che, dal saggio di Aldous Huxley I diavoli di Loudun e dall'opera teatrale di John Whiting, getta, assieme alla Bibbia, una dose di psichedelia ed un pizzico di sadismo, sul rogo della sua empia immaginazione.
Si apre con scritte rosse su sfondo nero: «Basato su fatti storici, personaggi realmente esistiti ed eventi rappresentati realmente accaduti». Segue un numero musicale vibrante e colorato, poi una conversazione, e prima ancora di potersi fare una qualsiasi idea … un teschio brulicante di vermi, un discorso politico tra mura piastrelle e cumuli di cadaveri per le strade - vittime della peste - bucano lo schermo. Da The Devils emergono amori proibiti, possessioni demoniache illusorie, torture fisiche e una guerra tra Chiesa e Stato.
Russel, dalla figura imponente, più grande della vita stessa, orienta il racconto in un regno infernale dove tutto, dalla colonna sonora di Peter Maxwell Davies alla scenografia di Derek Jarman, contribuisce al sovraccarico sensoriale. All'apice della sfrenata e nuda ostentazione. Prende la Storia e ne ricava una perversione esplicita. Squarcia il velo di rispettabilità, smaschera gli intrighi, distrugge le illusioni, impegnato nel dovere di testimoniare contro le atrocità morali di quell'epoca, o di ogni epoca.
Il collegamento tra padre Urbano Grandier (Oliver Reed) e Ken Russell è diretto. Il prete cattolico viene accusato di stregoneria da Suor Jeanne des Anges dopo una serie di presunte possessioni. Con dei baffi da far impallidire ove possibile Nosferatu, un carisma e uno slancio progressista da spingere donne a inventare peccati pur di confessarsi a lui, scatenare un'intera orgia di suore e lacerare il non troppo sottile statuto corrotto tra Stato e chiesa. Vederlo significa pensare: sì, plausibile.
The Devils vive di coreografia e costumi, ha un innato senso di “coolness”. Vede il mondo in modo profondamente visivo, di splendore nitido e innovativo. Scene che vanno da rossi intensi, bianchi modernisti nella miscela ingannevole, archi di marmo spigolosi, contorni severi e sangue vivido. Ma mentre la buffa vanità ostentata che Russel mette in piedi visivamente ammalia i nostri occhi, le parole – stranamente in sintonia con quelle di leader odierni – acquistano un peso reale.
«Il potere dispotico è sempre accompagnato dalla corruzione della morale ad opera di uomini che non si curano dei fatti, della legge o della teologia» afferma Grandier.
La derisione di The Devils nei confronti dell'ipocrisia e della corruzione tra Chiesa e governo francese del XVII secolo, e del modo in cui entrambi ingannassero quando non erano impegnati a reprimere, a sottrarre terre, a vincere con le parole o a esibire la propria forza, può essere un'esibizione massimalista di depravazione carnale, ma anche profondamente morale. E il fatto che la sua moralità implichi resistere al controllo autoritario lo rende incredibilmente attuale. Se il diavolo ha un messaggio per il nostro tempo, in un'epoca di violenza su scala globale, è di non piangere per i mali e l'ignoranza del passato, ma per la malattia del presente. È come se The Devils fosse rimasto in un lungo sonno per tutti questi anni in attesa del momento giusto per rinascere dalle ceneri e tornare a scioccare, stuzzicare e rinvigorire.
L'indignazione contro la corruzione e perversione a servizio di uomini crudeli e assetati di potere, non disprezza Dio o la fede, ma l'abuso di entrambi. Anzi, tenere Dio nella propria esistenza e apprezzare Russell che punta il dito contro Chiesa e Stato - i veri diavoli - è un atto di devozione e di buon gusto.
Trovare il coraggio per vedere The Devils oggi costituisce un atto di fede. Non farlo, una questione tra voi e il vostro Dio.




