Tra il Piccolo Teatro Strehler e la Casa di Quartiere Garibaldi, in collaborazione con il Municipio 1 di Milano, il festival offrirà quattro giorni di cinema, incontri ed eventi, confermandosi come uno dei principali punti di riferimento per la cultura queer in Europa.

Ad inaugurare il festival, nella giornata di oggi, è stata l’anteprima nazionale di Leviticus. Presentato al Sundance 2026 e distribuito in Italia da Plaion Pictures, segna l'esordio nel lungometraggio del regista australiano Adrian Chiarella. Tra horror soprannaturale e racconto di formazione, il film segue due adolescenti costretti a confrontarsi con le conseguenze di una terapia di conversione, trasformando una storia d’amore queer in una potente riflessione su identità, desiderio e libertà.

Attesissima la proiezione fuori concorso di Coward, con il regista Lukas Dhont presente in sala, come highlight della giornata di sabato 19 settembre. Ambientato durante la Prima Guerra Mondiale, ne è protagonista Pierre, un soldato appena arrivato al fronte, ansioso di dimostrare il proprio valore. Nelle retrovie incontra Francis, che decide di risollevare il morale dei commilitoni allestendo uno spettacolo teatrale. Mentre la violenza imperversa, entrambi cercano un modo per sfuggire alla brutalità della guerra, anche solo per un istante. Presentato quest’anno al Festival di Cannes, sarà distribuito in Italia da MUBI.

Il concorso propone una selezione internazionale di titoli provenienti da Stati Uniti, Giappone, Australia e Canada. Tra le anteprime spicca Body Blow di Dean Francis, thriller noir australiano che intreccia desiderio, tensione e criminalità nei lati più oscuri della notte di Sydney. Dall'Australia arriva anche Saccharine di Natalie Erika James, già presentato alla Berlinale, un inquietante body horror che segue la discesa ossessiva di una studentessa in una spirale di autodistruzione. La serata conclusiva di domenica sarà invece dedicata a Levante, che riceverà il Premio More Love. Per l'occasione il festival renderà omaggio a un classico del cinema lesbico, Desert Hearts di Donna Deitch, raffinato dramma romantico del 1985 diventato negli anni un punto di riferimento imprescindibile della rappresentazione queer sul grande schermo.

Accanto alla competizione dedicata ai lungometraggi, trova spazio anche il concorso documentari, con sei opere in gara provenienti da diversi contesti internazionali. Tra queste spicca Bouchra di Meriem Bennani, artista marocchina già protagonista di una mostra personale presso Fondazione Prada. A metà tra animazione e racconto autobiografico, il film esplora il legame tra una figlia trasferitasi a New York e la madre rimasta a Casablanca, restituendo con sensibilità le distanze, ma anche le connessioni, che attraversano affetti, identità e appartenenza culturale.