Per la serata di apertura della quarantesima edizione del MiX Festival Internazionale di Cinema LGBTQ+ e Cultura Queer di Milano, non ci poteva essere anteprima migliore di Leviticus di Adrian Chiarella.
Il film mette in scena i travagli interiori dei protagonisti Naim e Ryan, interpretati rispettivamente da Joe Bird e Stacy Clausen, i quali, una volta scoperta la loro relazione segreta dai locali omofobi, verranno perseguitati da una presenza che assumerà l’aspetto della persona amata per ucciderli.
Pensando al cinema contemporaneo, un’amante dell’horror non può non pensare al cult di David Rober Mitchell, It follows, e non sarebbe minimamente azzardato come riferimento. Come per Mitchell, l’orrore cambia forma e qui è proprio la fiamma del peccato a far scaturire la maledizione del desiderio. D’altronde, il desiderio è una fiamma seducente che ci mette al muro contro noi stessi e gli altri. Lo stesso cinema horror ci aveva già ragguagliato su quest’ipnosi inevitabile (basti pensare a Cure di Kurosawa Kiyoshi).
Tuttavia, proprio come It follows, la matrice alla base è sempre John Carpenter: la cosa subentra come puritanesimo sociale e religioso e soltanto il male può essere a tal punto inarrestabile, se non di fronte il fuoco (esattamente come La cosa). L’odio e il terrore divampano solo per incenerire il futuro. E cosa brucia questo esordio nel nostro presente?
Seppur geograficamente distante dal mondo statunitense, il regista australiano mette in scena un presente semplicemente spaventoso per la sua nazione con questo spazio negativo di white trash e, d’altronde, le atmosfere di un'adolescenza inquietante non possono che rimandare alla letteratura contemporanea di B.R. Yeager. La tecnologia è qualcosa di remoto e altrettanto surreale in questa radura dedita solo ai dogmi della fede religiosa. Il male non è alieno ma risiede in ogni famiglia locale e solo affrontando i propri demoni sarà possibile abbracciare una via d’uscita dal passato, seppur sempre presente. Sarà davvero un modo per lasciarsi il dolore alle spalle e accettare tutto l’amore che abbiamo accanto?
Se il termine Leviticus faceva riferimento al sacrificio religioso, questo film dimostra che tale passaggio non è necessario quanto, piuttosto, imposto da altri. Ancora è presto per dire l’avvenire di Chiarella, ma la scelta della nota finale con Frank Ocean non può che far sperare in bene.




