Negli ultimi due anni, diversi film hanno documentato il conflitto tra Israele e Palestina, concentrandosi prevalentemente sul presente. È il caso di No Other Land, che racconta lo sfollamento e la distruzione da parte dell’esercito israeliano dei villaggi palestinesi in Cisgiordania, coprendo l’arco di tempo dal 2019 al 2023. Ma anche de La voce di Hind Rajab, incentrato sulla tragica vicenda della bambina uccisa nuovamente dall’esercito israeliano nel gennaio 2024; e del più recente Naza, che indaga i sistemi informatici utilizzati da Israele per lo sterminio di massa a Gaza.

Allo stesso tempo, però, alcuni registi hanno deciso di andare alla radice del conflitto, tornando indietro di diversi decenni. Due film in particolare hanno intrapreso questa strada: l’ottimo Tutto quello che resta di te di Cherien Dabis, presentato al Sundance nel gennaio 2025, che ripercorre quarant’ anni di storia di una famiglia palestinese, dal 1948 al 1988, e Palestina 36 di Anne-Marie Jasir, la cui premiere mondiale si è tenuta al festival del cinema di Toronto nel settembre 2025. Come suggerisce il titolo, quest’ultimo torna ancora più indietro, fino al 1936, durante il Mandato britannico della Palestina, un periodo in cui l’immigrazione ebraica iniziava ad intensificarsi, anche a causa delle crescenti persecuzioni degli ebrei in Europa.

Non è tanto il conflitto fra i due popoli ad essere al centro del film: si fa spesso riferimento alla spartizione e all’assegnazione di territori palestinesi alle nuove popolazioni ebraiche, ma quella che viene raccontata è piuttosto una storia di colonialismo, della brutalità con cui l’occidente ha occupato territori altrui, cercando di imporre la propria cultura, le proprie regole e delle violenze scaturite da tale situazione. L’immigrazione sionista è infatti tollerata e incoraggiata dalle truppe inglesi, che perpetrano soprusi sempre più frequenti verso gli abitanti dell’allora Palestina, sottraendo loro progressivamente non solo territori, ma anche diritti, fino a costringerli ad una rivolta. Una rivolta armata, che genera una spirale di violenza sempre più feroce da entrambe le parti.

Palestina 36 è un film però molto scolastico, con un’accezione sia positiva che negativa. Da una parte, sicuramente racconta una storia meno conosciuta, quando tutto ebbe inizio, (riprendendo il sottotitolo italiano del film) e lo fa in modo semplice ed accessibile anche ad un pubblico più giovane che dovesse approcciarsi all’argomento.

Dall’altra, però presenta il tipico stile del film storico “occidentale”, con una messa in scena molto pulita, colorata, fin troppo curata per restituire pienamente la drammaticità degli argomenti narrati. A questa struttura didascalica si aggiunge inoltre la presenza di troppi personaggi che non sempre vengono sviluppati adeguatamente: alcuni vengono abbandonati per intere sezioni, per poi essere ripresi quando ormai lo spettatore si è dimenticato del loro arco narrativo. Il film mantiene comunque un ritmo abbastanza incalzante fino alla fine, quando però, nonostante l’interesse e l’importanza della storia, resta la sensazione di un’opera non completamente riuscita.