La nuova versione di Ragione e Sentimento, firmata da Georgia Oakley, riporta sullo schermo il romanzo di Jane Austen - trentuno anni dopo il primo adattamento di Ang Lee, premiato con l’Orso d’oro alla Berlinale - con Daisy Edgar-Jones ed Esmé Creed-Miles.

Tra Elinor e Marianne Dashwood c'è una differenza che conta più delle altre: una parla e l'altra tace, e nessuna delle due ha il lusso di scegliere. Il film (dal 22 ottobre al cinema) mette in scena due modi opposti di vivere l'amore, ma sotto c'è una domanda più scomoda: quanto costa, a una donna senza eredità, dire quello che prova?

Ragione e Sentimento scorre, e scorre bene. Le due ore passano leggere perché il dramma amoroso è continuamente attraversato dall'ironia sprezzante di personaggi come Mrs Jennings (Fiona Shaw), che commenta i sentimenti altrui con una franchezza quasi crudele. Il sentimentalismo non diventa mai zucchero e la comicità non toglie peso alle ferite, un equilibrio raro che regge fino alla fine. Elinor e Marianne sono due personaggi pieni di sfaccettature, e il titolo di questo articolo nasce da lì, dal modo in cui ciascuna si concede o si nega al sentimento. Marianne è viscerale, vive tutto intensamente, senza filtri. Elinor è pudica, meticolosa, razionale, e custodisce quello che sente come se dirlo fosse già perderlo.

Il film non ci chiede di scegliere una delle due, ma di vedere come le loro nature si trasformano nel contatto reciproco e quanto ciascuna abbia bisogno dell'altra per sopravvivere. La battuta che meglio racconta Marianne è, forse, «Un uomo dovrebbe nutrire passioni almeno per finta o sarà noioso per davvero». In una riga ci sono l'irriverenza, l'audacia e la vitalità di un personaggio che rifiuta la misura per principio. È una delle frasi migliori del film, e funziona perché la messa in scena la lascia respirare, senza enfasi, con il tono di chi non ha paura di essere giudicata. Il pudore di Elinor non è solo carattere, è anche strategia. Le Dashwood perdono la casa e la sicurezza economica perché l'eredità passa agli uomini, e da quel momento ogni emozione ha un costo sociale. Marianne può permettersi di essere sincera fino all'eccesso proprio perché si illude di poterselo permettere, mentre Elinor sa che non è così.

La precarietà della donna è il motore silenzioso della storia, più ancora degli amori contrariati. Non è un caso che questo film arrivi oggi. Con Cime tempestose, quest'anno si rispolverano i grandi classici e Ragione e Sentimento ha qualcosa da dire a un pubblico che conosce bene l'idea di dover fare i conti con il denaro prima che con i sentimenti. Anche l'immagine fa la sua parte. Arnaud Potier (il direttore della fotografia) gira in 35mm e lavora con una luce naturale dal tono malinconico, e l'estetica che ne esce richiama spesso la pittura. Succede in modo particolare in una delle prime inquadrature, con Margaret distesa in un campo di grano, dove la posa, la luce e la grana della pellicola danno alla scena un aspetto quasi pittorico.

Ragione e Sentimento ci parla di quanto sia difficile l'amore, nei suoi intrecci, nella distanza che c'è tra ciò che sappiamo di dover fare e ciò che sentiamo di volere. Non sempre riusciamo a dare un nome a ciò che proviamo, soprattutto quando la paura di essere feriti prende il sopravvento. È allora che finiamo per somigliare a Elinor o a Marianne.