A prescindere dal proprio parere personale su Digger non possiamo che trovarci davanti ad una grande verità: Tom Cruise ci ha regalato una delle performance maschili migliori di quest’anno.
Digger è permeato dal suo magnetismo, un magnetismo che mancava da troppo tempo. Negli ultimi quindici anni il suo nome è stato associato quasi esclusivamente a grandi franchise, di cui era anche il produttore, come Mission: Impossibile, Top Gun e Jack Reacher; ogni scusa era buona per sperimentare una stunt più estrema, ma a che pro? Con le sequenze di rito in cui lo ritroviamo a correre verso l’azione ci siamo dimenticati una carriera intera in cui possiamo trovare i progetti più disparati. Se avete evitato i blockbuster negli ultimi anni, siamo qui per dirvi che ci sono tante altre performance eccellenti dell’ultimo grande divo di Hollywood che potrebbero esservi passate inosservate.
Potreste non sapere che un anno prima di essere consacrato ad un pubblico più ampio, Cruise aveva già recitato in Legend di Ridley Scott, un fantasy coperto di glitter. Veste i panni di Jack, pronto ad affrontare Tenebra (una rivisitazione del diavolo, interpretato da Tim Curry) per invertire un inverno perenne e salvare la sua amata Lili, con l’aiuto di unicorni, elfi e nani. Legend è forse anche l’ultimo grande fantasy non derivante da libri che sia mai stato realizzato, un punto in più.
Nel 1986 conquista l’America. Escono sia Il colore dei soldi, diretto da un certo Martin Scorsese, in cui lo troviamo al fianco di Paul Newman, e il lungo spot pro-reclutamento sponsorizzato da Ray-Ban quale è Top Gun. Spesso ci dimentichiamo che pochi anni dopo Oliver Stone ha preso la sua immagine del giovane americano a cui non manca nulla e l’ha ribaltata.
Con Nato il quattro luglio, Tom Cruise vede arrivare la sua prima candidatura come Migliore Attore Protagonista agli Oscar del 1990 a ventotto anni, dopo undici di carriera. Eravamo abituati al pulito e l’abbronzato, che qui viene immobilizzato e spinto verso il baratro. Per la prima volta lo vediamo sanguinare senza riuscire a rialzarsi. Nato il quattro luglio parte come una grande favola sulla gioventù pronta a difendere la patria. Il protagonista, Ron Kovic, viene ferito alla spina dorsale durante una missione in Vietnam, passando mesi nel sudiciume degli ospedali, in preda a dolori e allucinazioni. Il grande sogno di gloria si è sgretolato e lui è ridotto ad un appestato, anche agli occhi dello spettatore. Scegliendolo come protagonista, Oliver Stone prese l’ennesima scelta radicale della sua carriera, distruggendo il fidanzatino d’America. Tom Cruise diventa l’anti-soldato, volto di una generazione che non si è mai ripresa, con una performance che ingiustamente non ha mai ricevuto i fiori che le spettavano.
Dopo l’Oscar perso, passa un decennio a recitare in una serie di successi molto diversi tra loro, come Codice d’onore, Il socio, Intervista col vampiro, il primo Mission: Impossible e la grande commedia romantica Jerry Maguire, al fianco di Renée Zellweger, fino ad arrivare al momento decisivo.
Nel 1999 Tom Cruise ci regala due interpretazioni definitive in Eyes Wide Shut e Magnolia, ennesimi spartiacque di una carriera. Chiunque altro sarebbe andato a casa. Come in Digger, anche in Magnolia Cruise si ritrova ad andare a ruota libera. Continua e continua, prende un monologo scritto da Paul Thomas Anderson e ci aggiunge il suo, nel ruolo fuori dalle righe di un mental coach per uomini che si considerano deboli. PTA non può che restare a guardare e modificare il copione.
Con il nuovo millennio torna a sperimentare con Vanilla Sky, Minority Report, L’ultimo Samurai, Collateral, La guerra dei mondi e il divertentissimo ruolo minore in Tropic Thunder, fino ad iniziare la fase blockbuster. In mezzo, però, c’è anche uno dei ruoli meno scontati in mezzo ai prodotti da studio. Nel 2012 Tom Cruise arriva al cinema con Rock of Ages, un musical in cui veste i panni di Stacy Jaxx, rockstar che non ha un momento di sobrietà da anni, in mezzo ad amanti della musica che cercano disperatamente di sbarcare il lunario. Cruise trova il ruolo che più si avvicina alla portata della sua fama oltre lo schermo. Qui il suo magnetismo torna, innalzandolo a divinità per la durata di un film in cui non ha comunque uno dei ruoli principali.
Nel 2016 Barry Seal - Una storia americana gli permette di tornare a fare commedia, rimanendo con un piede in un genere in cui ha messo radici. Con la storia romanzata di un pilota trafficante di droga per il cartello di Medellin, Tom Cruise torna ad essere una persona agli occhi dello spettatore. Si mostra sprovveduto, trascinato in qualcosa più grande di lui ma che cerca comunque di cavalcare per spuntarla, ricordandoci che il suo grande potere rimane il suo cervello.
Quale fan dei grandi ritorni, visti Top Gun: Maverick, la fine definitiva di Mission: Impossible dopo otto film e un comeback all’autorialità come mattatore assoluto in Digger, in una carriera in cui tutto è già stato fatto non ci resta che chiederci: quale sarà la prossima mossa?




