Già con il suggestivo La valle dei sorrisi lo scorso anno aveva fatto parlare di sé, diventando un caso virtuoso nel cinema di genere italiano, ma con L’estranea Paolo Strippoli firma la sua opera più matura e ambiziosa, confermandosi un talento sopraffino e un punto di riferimento dell’horror nostrano.

Una grande villa, tanti amici, successo lavorativo, popolarità, una figlia destinata al mondo della recitazione e un figlio con un innato talento per il calcio. Una famiglia perfetta, almeno in apparenza. Una tragedia imprevista apre uno squarcio negli equilibri familiari. Distrugge rapporti, certezze e prospettive. C’è una via di uscita. Ma a quale prezzo?

Il regista classe 1993 rilegge il patto faustiano attraverso un horror che spaventa senza ricorrere ai soliti artifizi orrorifici, ma anzi, come spesso accade nel genere, affondando le proprie radici nella denuncia sociale: prende di mira la famiglia borghese, ne smaschera le menzogne e le relazioni opportunistiche su cui si regge e scava dentro una società accecata dal successo e disposta a tutto pur di soddisfare le proprie ambizioni, anche a sacrificare gli affetti (apparentemente) più preziosi.

Un film viscerale e pieno di vitalità in cui la componente soprannaturale - di cui Strippoli si era già avvalso in Piove e ne La valle dei sorrisi (a tutti gli effetti un suo marchio di fabbrica) - trova spazio con grande naturalezza, dimostrando che certe operazioni sono possibili e credibili anche in Italia. Un soprannaturale che pervade l’opera e che, all’interno di un racconto crudo e concreto, assume una valenza allegorica, confondendo costantemente la dimensione esoterica da quella reale della follia umana, fino a non poterle più distinguerle.

A partire da una brillante idea, Strippoli mette in scena un film dall’identità precisa e dalla struttura solida, scandita in quattro capitoli (ciascuno dedicato a un membro della famiglia). Un’opera che gestisce la tensione e svela gradualmente le carte in tavola fino a sfociare in un intenso e labirintico epilogo in cui i sensi di colpa e il disperato tentativo di riavvolgere il nastro si scontrano con una realtà ormai compromessa e insanabile, e chiudersi con un finale mozzafiato che lascia il film avvolto in un alone di mistero, strizzando l’occhio a Shining.

Jasmine Trinca e Adriano Giannini si confermano attori eclettici, ma la vera mattatrice è Valeria Bruni Tedeschi che Strippoli dirige magnificamente, sfruttando il lato instabile dei suoi tipici personaggi (tipicamente da commedia), per cucirle addosso il ruolo di villain, tra i più affascinanti che il cinema italiano abbia regalato negli ultimi anni.

Ci si attendeva un film importante, ma è riuscito a superare le aspettative. Il nostro cinema dimostra di voler cambiare, osare, sperimentare nuovi codici e L’estranea si inserisce perfettamente in questo nuovo corso.