Seduto in una sala cinematografica intento a guardare un film horror, è ormai consuedutine ritrovarmi a pensare ad un particolare dettaglio presente in Harry Potter e il prigioniero di Azkaban. Nel terzo capitolo della saga di J.K.Rowling dedicata al celebre mago, fa la sua comparsa, in mezzo a dissennatori ed ippogrifi, una creatura forse meno appariscente che riesce però a descrivere perfettamente noi esseri umani: il molliccio. Di tale creatura, tenuta rinchiusa in un armadio buio, non si conosce il reale aspetto: essa, infatti, assume le fattezze di ciò che più spaventa la persona che la fronteggia. Non è tanto il “mostro” in sé a far riflettere, quanto la tecnica utilizzata per sconfiggerlo: «Ridiculous!», urla il mago che fronteggia il molliccio, e quest’ultimo, che fino ad un attimo prima appariva terrificante, improvvisamente si trasforma in qualcosa di ridicolo ed innocuo, qualcosa di cui ridere così da dimenticare la paura precedentemente provata. Tramite il molliccio, il sottile velo che nasconde le debolezze dell’animo umano viene sollevato: affrontiamo le nostre paure senza però ragionare sulla loro natura per tentare di superarle, preferendo deriderle e rimetterle momentaneamente nell’armadio, sapendo che però, prima o poi, potrebbero tornare.
Mi ritrovo a pensare al molliccio ogni volta che, seduto in una sala cinematografica a guardare un film horror, le persone attorno a me reagiscono alla visione nella maniera più inaspettata possibile: ridendo. Vedere persone ridere di fronte a scene che dovrebbero invece causare terrore è ormai episodio abituale e, nonostante debba ammettere che le prime volte sia stato fonte di nervosismo, col passare del tempo ha iniziato a suscitare in me grande interesse nel capire la ragione di tale comportamento. Lo spettatore, inizialmente alla ricerca di una sorta di godimento masochista, durante la visione si ritrova invece ad aver paura della paura, la quale invece, soprattutto nel cinema horror più riuscito, deve essere un significante prima di essere un significato, permettendo tramite il terrore di ragionare sui temi che più affliggono il contemporaneo.
Vedere persone ridere piuttosto che spaventarsi è presto diventata opportunità per ragionare su due generi tanto opposti quanto facenti parte della stessa medaglia. Cinema comico e cinema horror sono davvero tanto diversi? Pensandoci e “scrollando” mentalmente i diversi generi cinematografici, i due citati hanno un determinante elemento in comune: lo spettatore, per considerarli riusciti, deve manifestare spontaneamente precise reazioni fisiche oltre che emotive. «Cosa c’è di peggio di un film comico in cui non ridi?» diceva il compianto Federico Frusciante durante una delle sue video recensioni, e il medesimo quesito si può applicare per un horror in cui non si prova paura.
Per quanto differenti, la necessità di causare una precisa reazione diventa un forte legame tra i suddetti generi creando una dicotomia già più volte sfruttata nella storia recente della settima arte. Basti pensare alla “moda” delle parodie horror dei primi anni 2000, in cui film horror venivano volutamente ridicolizzati trasformando la paura in risata e creando volutamente quell “effetto molliccio” di cui abbiamo parlato ad inizio articolo, o alle horror comedy (Zombieland e Shaun of the Dead ne sono famosi esempi) che sono riuscite a creare un perfetto ed originale genere ibrido in cui storie che prendono vita da setting tradizionalmente horror vengono però sviluppate in scrittura a somiglianza di commedie.
Il legame tra risata e paura diventa ancora più interessante se pensiamo al background degli autori di alcuni dei più interessanti film horror degli ultimi anni. Pensiamo al fenomeno Scappa - Get Out, opera che tramite terrore ed angoscia ha fortemente focalizzato l’attenzione sul tema del razzismo e che, sorprendentemente, è stata realizzata da un ex stand up comedian. E chi avrebbe mai detto che John Krasinski, dopo essere stato l’esilarante Jim di The Office, avrebbe diretto quel film carico di tensione e soffocanti silenzi quale è A Quiet Place. Fino ad arrivare ai recenti Talk to Me e Bring Her Back, film horror che indagano temi come il disagio giovanile, l’incubo delle dipendenze e l’elaborazione del lutto, entrambi diretti dai fratelli Philippou, due Youtuber che sulla nota piattaforma intrattengono il loro pubblico realizzando cortometraggi comici e parodie.
Comico e horror sono due generi gemelli separati alla nascita, obbligati ad abbattere la superficie per tuffarsi nelle acque profonde dell’emotività umana alla ricerca di una reazione, e solo una volta trovata considerarsi riusciti. Quando vedo persone avere paura della paura, riconoscendo nel cinema horror il proprio molliccio, penso in realtà che non ci sia nulla di male, ma al contempo ricordo che quando lessi Harry Potter e il prigioniero di Azkaban trovai che se Ron Weasley avesse affrontato la propria paura dei ragni, anziché riderne per poi nasconderla in un oscuro armadio, forse spaventandosi avrebbe imparato qualcosa in più di sé stesso.




