Due coppie agli antipodi, unite dalla violenta repressione di uno sciopero operaio in una fabbrica coreana, ispirato ad un incidente avvenuto più di 10 anni fa in Corea del Sud. A discapito dell'inizio di Lee come romanziere (protendendo verso Murakami), i suoi film hanno sempre tradito le origini letterarie. Possible Love non fa eccezione. Va verso Kieślowski. Il cinema prende vita ad ogni elegante contrasto.
Ogni istante crepita di striature sinfoniche; ogni gesto, commento e dettaglio acuisce la dinamica che avvicina e allo stesso tempo approfondisce le divisioni che alla fine le terranno separate. La sensazione è di una prolungata situazione di stallo nello scontro tra sensibilità e una tensione nella vita contemporanea tra individualismo e sistema. Come per i film precedenti, il maestro coreano mescola senso di immediatezza ed una sottile e tremolante corrente sotterranea di minaccia e incertezza, in cui la sopravvivenza del migliore viene messa a nudo.
Burning culminava in violenza, Possible Love si apre da lì: non è solo l'ambiguità ad attrarci, quanto il sentimento annullato nei protagonisti, che mostra come i legami umani siano fragili e velati. Le loro vite sono incentrate su un possibile amore, perché non possono permettersi di fingere che ne esista un altro. La loro rappresentazione è configurata come un lamento di una generazione: la divisione di classe e i conflitti di una Corea del Sud in cui il lavoro è sempre più reso invisibile a coloro che ne traggono profitto, in cui il risentimento per i privilegi si trasforma in paranoia e rabbia, specchio dell'incapacità di adattarsi su più gradini della scala sociale.
Un’opera dai personaggi secondari memorabili, l'atmosfera tangibile, una complessa rappresentazione della sfera sociale e un'enfasi sull'emotività di sfumature e l'Intercedere di cose che indubbiamente devono accadere in un certo modo.
Il respiro si fa ad ogni istante più denso, diretta conseguenza delle tensioni e delle preoccupazioni della vita moderna, non ipotizzando la possibilità che i poveri possano raggiungere un vero equilibrio con i ricchi e mai suggerendo che ci sia una sorta di dignità nell'essere sfruttati dalla superficialità del capitalismo.
La struttura, partendo dal cinema, rifrange le valenze morali del lavoro attraverso il prisma di ciò che le persone effettivamente guadagnano con il proprio lavoro, oltre i generi, scava a fondo nelle ragioni della condizione umana, bruciando cliché e lasciando una cicatrice indelebile.




