Quando nel 2021 Tatsuki Fujimoto pubblicò il manga di Look Back il primo pensiero fu quello di trovarsi davanti un racconto di rara bellezza che riusciva con armonia assoluta a parlare in modo stratificato di amicizia, di perdita, e di quanti sacrifici costasse per un mangaka scegliere di intraprendere una vita passata reclinata su una sedia, chiuso in camera, dando le spalle a tutte altre possibilità di vita diversa. Potendo speculare in quel momento su quale regista sarebbe stato il più adatto per una trasposizione, senza ombra di dubbio il primo pensiero sarebbe già ricaduto su Kore'eda, il regista giapponese umanista per eccellenza, quello che film dopo film continua a confermarsi la voce contemporanea più vicina al cinema di Ozu, con la sua visione che da sempre predilige la dimensione domestica e la capacità di raccontare con lucidità le psicologie e il percorso alla maturazione di giovani giapponesi.
Seguendo le stesse traiettorie dell'opera originale, Kore’eda sceglie di raccontare la medesima storia, senza apportare evidenti modifiche. Look Back segue infatti la crescita della giovane Fujino, studentessa che si diletta come aspirante mangaka sul giornalino scolastico. Le sue vignette sono sagaci e immediate e conquistano l'intera classe, ma presto vengono oscurate da quelle di Kyomoto, una misteriosa compagna non frequentante che da casa realizza illustrazioni molto complesse. In Fujino si scatena così un forte senso di competizione, cosa che la porta ad accumulare volumi su volumi di manuali di disegno, e a recludersi in camera china a disegnare, alla ricerca della perfezione del tratto. Quando la giovane sembra aver perso le speranze e scelto di dedicare il medesimo tempo ai suoi affetti, il preside le chiede la cortesia di recarsi a casa della sua "rivale" per consegnarle il diploma. Quando le due si trovano faccia a faccia per la prima volta, qualcosa di imprevisto sembra accendersi.
Nonostante l'omonima trasposizione animata del 2024 adattasse tutto il fumetto in 50 minuti senza riduzioni, Kore’eda decide di raddoppiare la durata della sua versione per dargli un respiro molto più ampio. Seguiamo la crescita delle due e le vediamo nello sfondo di un Giappone periferico e stilizzato, dai colori caldi e pastello, restituendoci lo sguardo di come le due stanno vedendo il mondo per ritrarlo sulle loro tavole. Le piccole Fuuri Nanase e Rokka Okada sono fenomenali e credibilissime, due pezzi complementari di una grande anima condivisa e dispiace perderle con l'arrivo dell'adolescenza e il cambio attrici con Natsuki Deguchi e Aju Makita (altrettanto in parte), ma l'ellisse è talmente omogenea che quasi si crede siano sempre le stesse ragazze. Percepiamo il loro desiderio ardente di riuscire a fare breccia in un’industria tanto satura quanto quella dei manga e le vediamo traboccanti di energie, e ferme solo per disegnare e disegnare all'infinito.
Kore’eda dimostra ancora una volta di saper ritrarre i giovani con una pacatezza che solo a lui riesce, avvalendosi anche della colonna sonora di uno straordinario Yuta Bandoh che rende tutto l'arco delle due una grande ballata malinconica.
Look Back si inserisce perfettamente nella filmografia di Kore’eda, come se il fumetto fosse stato già fatto su misura per lui e a questo si aggiunge la sua regia che risulta accumunabile alla sensibilità e al gusto estetico dello Studio Ghibli, qui dichiaratamente citato dalle ragazzine e senza dubbio preso come riferimento per una certa sequenza nelle battute finali.
Cardine di tutta la riflessione filmica così come nell'opera originale resta l'ipotesi di una "sliding door", del "what if?", il rimuginio di quanto sia dura inseguire una carriera che non permette di guardarsi indietro, lasciandosi tutto alle spalle. Per questo era anche abbastanza emblematico che (Fuji)no e Kyo(moto) fossero già nell'opera originale probabili proiezioni del vissuto personale dell'autore Fujimoto, e probabilmente la storia di amicizia con un proprio collega, specie in relazione al noto attacco alla Kyoto Animation del 2019 che portò a numerose vittime.
In generale, Look Back è il caso di un fenomeno ormai multimediale che ha conquistato il pubblico in tutte le sue forme e resta sintomatico di come in Giappone i manga e il cinema viaggino di pari passo. Che un'opera del genere finisca dopo pochissimo tempo proprio tra le mani di uno dei più importanti registi del paese, ci dà un'idea di quanto da noi la considerazione del fumetto non sia assolutamente la stessa. Sarebbe come se un Sorrentino o un Garrone nel caso realizzassero una trasposizione da Zerocalcare o Ortolani, per dirne due. Che Look Back sia quindi esempio di quanto materiale pronto a essere filmato sia lì ad aspettarci.




