C’è una certa tendenza nel nuovo cinema norvegese a mettere in scena la trasparenza. Dopo un’ottima partenza nel mondo del cortometraggio, Eivind Landsvik esordisce con il lungo Low Expectations alla Quinzaine des cinéastes di Cannes 79 e, in Italia, alla Festa del Cinema di Roma.

Quando la sua carriera da musicista sembra decollare, Maja (Marie Ulven) si trova a toccare il fondo. Si ritira, quindi, a vita privata facendo la supplente in un liceo. Cosa succede quando il piano A fallisce? La protagonista non naviga la vita, si mette a stella e scivola via verso le cascate. Circondata da percorsi che stanno iniziando, Maja sembra aver perso tutto e, cosa peggiore, se ne rende anche conto.

Se questa generazione può andare avanti solo reinventandosi, mettere in scena delle “seconde” storie di formazione è l’unica via per raccontare il presente. Negli ultimi anni il cinema norvegese ha marciato su sceneggiature che puntavano dritte al cuore, avvalendosi di una sincerità disarmante. Ci ha messo davanti a personaggi trasparenti che sembrano, quasi, appartenere alla vita di tutti i giorni. Per questo la sofferenza di Maja ci risulta vicina: vive ancora con sua madre e rischia di incappare in coetanei che una volta facevano parte della sua cerchia stretta di artisti e che, evidentemente, la vita ha portato su strade diverse. Nata come musicista che ha raggiunto il successo dalla sua camera, similmente a Marie Ulven – in arte girl in red – Maja è chiusa in sé stessa e senza un piano concreto per il futuro. Ma come si può pian piano ricostruire la propria vita? Il suo smarrimento post vent’anni ci rimanda ad un male di vivere che nell’ultimo periodo, almeno a livello cinematografico, è stato coniato dal Paese: ricorderete sicuramente la “Trilogia di Oslo” di Joachim Trier.

Lo stesso Low Expectations pare rimanere bloccato: una buona storia con punti concreti da affrontare, ma che a tratti si perde. Girando un po’ su sé stesso, sembra non avere quel “qualcosa” che lo renda un progetto forte a tutti gli effetti. Nonostante un’inaspettata performance della sua protagonista Marie Ulven, supportata da Tone Mostraum, la madre, e dall’attore feticcio dei registi norvegesi introspettivi, Anders Danielsen Lie, il film sembra prendersi troppo tempo per raccontarci qualcosa che conosciamo già. Vittime di un minutaggio troppo ampio, le scene che potrebbero restarci nel cuore vengono purtroppo soffocate da tutto il resto.

Essere cristallini nel mostrarci una sensazione così avvilente si rivela, a tratti, controproducente: indugiando molto sulla sensazione di vuoto che prova Maja e sulla vita che le scorre intorno, il risultato è statico. Low Expectations è visivamente brillante e pieno di luce, ma non riesce a distinguersi dai suoi connazionali, restando sempre un passo indietro per sostanza.

Anche la scelta di ambientare parte del racconto in un luogo di aggregazione come il complesso scolastico, che riunisce storie e generazioni differenti, non sembra essere stata sfruttata al meglio. Insegnare è un mestiere che, a Maja, è un po’ piovuto addosso: la vediamo fissare il vuoto mentre i suoi alunni lavorano al pc; l’idea di chi lei sia veramente non passa mai dal suo modo di insegnare. Ci vengono mostrati i suoi colleghi, ma, anche in questo caso, si rimane fermi alla loro superficie. Fa eccezione il divorziato – e supporto emotivo di Maja – Johannes (Anders Danielsen Lie), un confidente che le mostra diversi punti di vista, come quello di una sua studentessa, divisa tra la vita fuori da scuola e le inevitabili difficoltà dell’adolescenza. Eppure, come accade per gli altri personaggi, il film non è mai realmente su di lei.

Sebbene Maja abbia il potenziale per essere un personaggio interessante e ricco di sfumature, agli occhi dello spettatore non risulta mai polarizzante. La sua carriera passata non viene volutamente approfondita, anche se la presenza della musica nella sua vita rimane una costante. C’è del pensiero positivo, ma il film impiega troppo per arrivarci.

Tuttavia, non va neanche dimenticato che si tratta di un’opera prima. Gli spunti interessanti ci sono e, guardando alla carriera che Landsvik ha avuto finora – Due cortometraggi, Sofia, last summer (2021), premiato al Norwegian Film Festival, e Tits (2023), candidato alla Palma d’Oro per il miglior cortometraggio a Cannes – possiamo leggere Low Expectations come l’inizio di una promettente carriera.