La preadolescenza rappresenta da sempre un momento della vita delicato, e per il cinema documentario rappresenta una sfida offrire una sovrastruttura adulta che sia di sostegno senza cadere nel paternalismo e nella retorica sociologica. Dopo aver seguito per anni una classe elementare ne Il cerchio, Sophie Chiarello tocca il passo evolutivo successivo in un percorso ideale sulla crescita giovanile. Parla con me è stato presentato durante le Proiezioni Speciali di Alice nella Città nell’ambito della Festa del Cinema di Roma.
Parla con me è il progetto nato all’interno dell’Istituto Comprensivo "P. Stomeo - G. Zimbalo", nella zona 167 di Lecce. Gli studenti della scuola media sono colti in un’età cruciale, dove la società richiede ai ragazzi una proiezione sul futuro e una definizione identitaria precoce, spesso ben prima che sia maturata la consapevolezza di sé. L’ambiente in cui si permette ai ragazzi di rifletterci al di fuori della vita di tutti giorni è quella di un laboratorio teatrale, svolto in collaborazione con l’associazione Nasca Teatri di Terra di Ippolito Chiarello. La regista riesce ad andare oltre il puro reportage sociale, rendendo i ragazzi sia soggetti ripresi che autori di contenuti. Oltre alle riprese delle attività dei ragazzi e le interviste frontali fatte singolarmente, infatti, non mancano anche riprese in cui i ragazzi stessi prendono in mano la camera e si filmano mentre presentano sé stessi, i loro sogni, la loro realtà e la famiglia. E hanno occasione di passare da osservati a osservatori, intervistando a loro volta i genitori e scoprendo le loro prospettive quando erano più giovani.
Questo ribaltamento permette di creare un canale di comunicazione intergenerazionale, e la macchina da presa diventa una stanza d’ascolto. Come sottolineato dalla stessa regista nelle dichiarazioni a margine del festival, l'essenza del film risiede nella costruzione di un'interazione autentica: porsi in ascolto dell'altro significa entrare relazione, prima di registrare delle immagini.
È proprio in questa piega che emerge la questione più stringente dell'opera: l'interrogativo sulla reale libertà di scelta. Parla con me analizza in che misura il contesto d'origine, le traiettorie familiari, i confini geografici e culturali finiscano per tracciare anche i perimetri dell'immaginario dei singoli. La domanda sottesa al racconto riguarda quanto l’ambiente sociale e le opportunità presenti condizionino le prospettive e i sogni dei giovani. Una prospettiva simile si nota anche nel tanto apprezzato documentario di Chiarello Attitudini: nessuna, dove il punto di partenza per tracciare tutto il percorso di Aldo, Giovanni e Giacomo è stata proprio la loro esperienza d’infanzia, come ha condizionato le loro scelte future, e l’attività teatrale e artistica come mezzo di espressione.
Attraverso testimonianze intime e momenti collettivi, il documentario si dimostra in grado di interrogare la responsabilità del mondo adulto nel creare spazi di ascolto privi di giudizio, dove i ragazzi possano esprimere ed esorcizzare le proprie insicurezze nell’età in cui sono più ricettivi.




