In Wild Horse Nine McDonagh prende più generi e ne ricava qualcosa di provocatorio. Di elegante, nonostante la rozzezza. Dove il pregio risiede nella disinvoltura verbale dei dialoghi naturalistici. Come tutti i suoi film, trasmette quella sensazione di spontaneità che lui cattura nonostante l'immensa cura. La si percepisce meticolosa e simmetrica, con ogni dettaglio che trova la giusta collocazione: proiettili, nani, fucili e camicie, pronti ad essere incastrati. Tende più al dramma che alla commedia, pur essendo pieno di momenti esaltanti che, paradossalmente, sono anche i più oscuri: follia e violenza rimandano sempre a una zona cupa dove ogni comportamento sconsiderato lascia un'impronta profonda. L'umorismo aggrava, anziché alleviare, l'emozione unica, estrema, amara.
La grandezza di McDonagh sta nel trovare la fragile umanità all'interno dei suoi personaggi. Guardare Malkovich e Rockwell calarsi nei loro ruoli è come assistere a due jazzisti che improvvisano su una partitura già perfetta. Risuonano per l'isola, rivelandola luogo albergato da solitudine e follia, ma anche gentilezza. Il numero è sul filo del rasoio, e il regista descrive la loro bruttezza, così come la bellezza sconsiderata e depravata. Loro, spensierati e pessimisti, dalla retorica poesia di strada e buffonate selvagge, sussurri cupi e languide lamentele, con un'intensità disinvolta ma comunque critica. Rockwell, a capo sudato, con la fronte simile alla prua di un relitto ancora giovane per non salpare, e Malkovich, con il suo arguto cinismo, tracciano una scia di sicurezze che, negli estremi emotivi, condensa una vita di energia frustrata.
Il colpo caustico, contrappunto a ogni ritratto idealizzato. Ego maschile e la fine di una relazione oltre il limite estremo.
Non tanto un ritorno alle origini per McDonagh quanto un ritorno ai temi originali, o magari peccati: una storia di uomini in crisi che funge anche da ritratto di una nazione in preda a un tumulto esistenziale. Una, a modo suo, bizzarra meditazione sulla natura capovolta del nostro mondo imprevedibile. Nichilista, gioioso e triste; che sostiene tutti questi sconcertanti paradossi, emotivi e narrativi, in una grande sinfonia sulla triste e tragica futilità del conflitto e sulla sua sconcertante irrazionalità. Uno sguardo su come l'approccio di un narratore ai suoi temi principali si evolve nel tempo che, per tono nero e ironico, costituisce la radice della commedia alternativa contemporanea.




